11 luglio 2014

Imprese "immigrate" aumentate del 9,5% in due anni, tante ma piccole

Dal rapporto del centro studi e ricerche Idos emerge la specializzazione dei vari gruppi: nell'edilizia prevalgono i romeni, nella ristorazione cinesi ed egiziani, nel commercio i marocchini. Tante aziende ma piccole. Il numero più alto è in Lombardia. In forte crescita quelle condotte da donne.

di VLADIMIRO POLCHI

ROMA - Tra i muratori, vanno alla grande i romeni. Nel commercio, i marocchini non li batte nessuno. I ristoranti parlano cinese o egiziano. Noleggi e agenzie di viaggio sono il regno dei bangladesi. Nella manifattura, la fanno da padrone i cinesi. Benvenuti nella mappa dell'imprenditoria immigrata. Un fenomeno in crescita, nonostante la crisi. 
La geografia delle imprese immigrate. A fotografare le aziende che parlano straniero è il rapporto "Immigrazione e imprenditoria 2014", realizzato dal centro studi e ricerche IDOS. Cosa emerge? Innanzitutto che i diversi gruppi etnici si distribuiscono diversamente nei vari settori: quasi la metà dei titolari di imprese individuali nati all'estero e attivi nella manifattura è cinese (48,9%), quasi un terzo di quelli attivi nel commercio è marocchino (29,2%), oltre un quarto di quelli attivi nell'edilizia è romeno (28,0%) e un altro quinto albanese (20,8%), quasi un quarto di coloro che scelgono le attività di alloggio e ristorazione è cinese (24,0%) e uno su nove è egiziano (11,0%). Tra gli immigrati titolari di ditte di noleggio, agenzie di viaggio e servizi alle imprese, invece, oltre un quarto è di origine bangladese (18,6%) o egiziana (7,5%). 
Record in Lombardia. Il Nord raccoglie poco più della metà delle imprese a guida immigrata (30,4% nel Nord Ovest e 21,3% nel Nord Est), il Centro oltre un quarto (26,3%) e il Meridione oltre un quinto (22,0%). Prima regione per numero di imprese "immigrate" è la Lombardia (oltre 94mila, il 19,0% del totale). Seguono il Lazio, con oltre 60mila (12,2%), la Toscana (48mila, 9,7%) e, quindi, Emilia Romagna (46mila, 9,2%) e Veneto (circa 42.500, 8,6%). Cinque regioni che, da sole, accolgono quasi 6 imprese di questo tipo su 10 (58,7%). 
Tante, ma piccole. Tra la fine del 2011 e la fine del 2013, le imprese a conduzione immigrata sono aumentate del 9,5% (e del 4,1% nell'ultimo anno), a fronte di una lieve diminuzione di quelle facenti capo ai nati in Italia (-1,6%). Così, alla fine del 2013 sono 497.080 le imprese dirette da cittadini immigrati, con un'incidenza dell'8,2% sul totale. Si tratta in larga maggioranza di imprese individuali (400.583, l'80,6% del totale) e, anche in conseguenza di ciò, di attività a esclusiva conduzione immigrata (94,0%). 
Boom di donne. Nell'ultimo anno, le imprese condotte da donne di origine straniera (117.703) sono aumentate del 5,4% e, alla fine del 2013, incidono per quasi un quarto sul totale di quelle a guida immigrata (23,7%), un valore che sale oltre il 30% in Molise (35,6%), Basilicata (33,5%) e Abruzzo (31,5%). A Roma e Milano, le due principali aree provinciali per numero di imprese immigrate, quelle condotte da donne incidono per il 22%.


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