26 luglio 2017

Migranti: mons. Galantino, con “Liberi di partire, liberi di restare” un “impegno corale” per “dare certezze e futuro ai minorenni che migrano”

“Trenta milioni di euro, tratti dai fondi dell’8 per mille della Conferenza episcopale italiana (Cei). Un lasso di tempo ragionevole per fare qualcosa di buono e duraturo: tre anni. Oltre quindici Paesi interessati, più l’Italia. Ma soprattutto un’idea forte (aiutare loro qua e aiutarne là genitori, fratelli e sorelle, mettendo in feconda relazione gruppi, comunità, villaggi, chiese) per dare certezze e futuro alla categoria più debole che c’è: quella dei minorenni che migrano”. Così mons. Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, spiega in sintesi, in un editoriale pubblicato sull’ultimo numero di “Famiglia Cristiana”, “Liberi di partire, liberi di restare”, la campagna lanciata dalla Conferenza episcopale italiana sul tema delle migrazioni con iniziative rivolte principalmente verso i bambini, gli adolescenti e le loro famiglie. “In questo impegno corale – ricorda il presule – sono coinvolti in particolar modo alcuni uffici della Cei (Caritas italiana, Migrantes, Missio, Apostolato del mare, Ufficio interventi caritativi a favore del Terzo mondo) e le realtà ecclesiali attive in questi campi (istituti missionari, congregazioni, associazioni e movimenti). Al centro ci saranno le Chiese locali. I progetti, infatti, verranno realizzati in primo luogo nei dieci Paesi di maggior provenienza dei minori con un’attenzione prioritaria all’Africa”, Nigeria, Mali, Senegal e Gambia. Un secondo livello saranno “i Paesi del Nord Africa, dal Marocco all’Egitto, luoghi di transito e di continue sofferenze dei migranti in generale e dei minori in particolare”. Infine, un terzo livello progettuale vedrà coinvolte “le realtà ecclesiali attive nell’accoglienza e nella cura dei minori migranti in Italia, a partire da quelle più vicine ai porti di sbarco degli stessi. Da Lampedusa in su. Fino alle Alpi”.
Tra gli ambiti prioritari di intervento vi saranno “l’educazione e la formazione (anche professionale), l’informazione in loco su ciò che comporta il migrare, progetti di carattere sociale e sanitario, progetti in ambito socio-economico per la promozione di opportunità lavorative, senza trascurare il rientro di chi intenderà – volontariamente – procedere in tal senso”. Per mons. Galantino, è “impossibile girare la testa dall’altra parte, quando soltanto in Italia, negli ultimi tre anni, sono arrivate più di 500mila persone, di oltre 80 nazionalità, prevalentemente africane, tra cui decine di migliaia di bambini e ragazzi, soprattutto adolescenti tra i 15e i 17anni, spesso giunti da noi senza nessun parente che li accompagnasse”.

Repam-Brasil realiza encontro sobre ecoteologia

24 luglio 2017

P. Baggio: i migranti spesso vulnerabili

Montepaone - "Solo per il fatto di essere stranieri, tutti i migranti sono di fatto vulnerabili". A dirlo il sottosegretario del Dicastero per lo Sviluppo Integrale, p. Fabio Baggio, intervenendo alla Summer School su "Mobilità umana e giustizia globale" promossa dall’Università Cattolica del Sacro Cuore in collaborazione con la Fondazione Migrantes, lo Scalabrini International Migration Institute (SIMI), la Fondazione ISMU e l’Agenzia Scalabriniana per la Cooperazione allo Sviluppo (ASCS), nata per rispondere alle questioni legate alla mobilità umana comprendendo anche tutti gli aspetti concernenti la giustizia. I migranti - ha aggiunto P. Baggio - sono "spesso trascurati, discriminati ed emarginati. E tra loro i fanciulli costituiscono il gruppo più̀ vulnerabile".
Giunta quest’anno alla sua ottava edizione con il titolo "Bambine, bambini e adolescenti nei processi migratori", la settimana di studio ha focalizzato l’attenzione sulle problematiche riguardanti i minori coinvolti nei fenomeni migratori, traendo spunto dal Messaggio di Papa Francesco per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2017: "Migranti minorenni, vulnerabili e senza voce". (R.I.)

22 luglio 2017

[...] Ho realmente compreso che la missione si può fare anche in Italia.

[...] Comprendí que la misión se puede también hacer en Italia.

Suor Claudia PRADOLINI

Suor Claudia Pradolini
Carissime sorelle, il 18 luglio 2017, nell’Ospedale “Prontocord” di Manaus (Brasile), il Padre misericordioso ha chiamato alla gioia eterna la nostra cara sorella Suor Claudia Pradolini. Nata a Codroipo (Udine) il 20 marzo 1924. Professa a Casanova di Carmagnola (Torino) il 5 agosto 1949. Appartenente all’Ispettoria Brasiliana “Santa Teresinha” – Manaus.
Nelle sue note autobiografiche suor Claudia descrive la sua famiglia e ci permette di conoscere qualche particolare della sua fanciullezza. «Nacqui in una famiglia cristiana fervorosa e praticante. Pur nella povertà, eravamo felici con il nostro lavoro agricolo. Per poter dare un buon futuro ai figli, il papà emigrò in Argentina dove c’erano già altri parenti. La mamma con i tre figli: la sorella Bibiana, il fratello Nazareno ed io, andammo ad abitare con il nonno. Frequentai la scuola primaria, la parrocchia, l’oratorio dove c’erano le FMA. Mi piaceva leggere le riviste che parlavano delle missioni e lessi anche la vita di don Bosco. Poco a poco sentii che il Signore mi chiamava a seguirlo più da vicino e, guidata dalla direttrice suor Dirce Molinari, parlai con l’Ispettrice suor Claudina Pozzi. L’8 dicembre 1946 entrai nell’Istituto ad Arignano, il 31 gennaio 1947 venni ammessa al Postulato e, dopo i due anni di noviziato, feci la professione a Casanova il 5 agosto 1949. Quando il papà tornò dall’America, venne a visitarmi in noviziato».
Dopo la professione suor Claudia rimase a Torino casa “Madre Mazzarello” dove completò gli studi e si preparò per andare in missione. Il 29 agosto 1950 partì per il Brasile e a Manaus nel Patronato “Santa Teresinha” rimase un anno per imparare la lingua. Nel 1952 fu guardarobiera, assistente e catechista a Taracuá, dove fu anche direttrice fino al 1966. Nel 1967 lavorò in una zona indígena, Içana e svolse gli stessi impegni di guardarobiera, assistente e catechista, a Pari-Cachoeira. Dal 1970 al 1979 fu vicaria, economa e catechista a Santa Isabel. Nel 1978 morì il papà e anche la sorella Bibiana. Nel 1980 le Superiore le concessero un ritorno in Italia per assistere la mamma inferma. Quando lei morì, suor Claudia nel 1982 fece ritorno in Brasile. Venne inviata a Humaitá come assistente delle interne. Dal 1985 al 1991 fu sacrestana, guardarobiera e catechista a Iuaretê. Nel 1992 nel “Centro Educacional Santa Teresinha” di Manaus, fu responsabile della lavanderia e del guardaroba. Nel 2009, bisognosa di cure, venne accolta nella casa di riposo “Madre Mazzarello” di Manaus. Seguiva con gusto la liturgia e si dedicava alla preghiera, alla lettura e ai lavori manuali. Nel 2014 dovette rimanere a letto perché perdeva forze e facoltà. Si raccolse allora in un silenzio contemplativo e di offerta.
Suor Claudia fu una missionaria intrepida in terre amazzoniche, affrontava con coraggio le difficoltà nel lavoro. Era responsabile, fervorosa e allegra. Assumeva ogni lavoro e responsabilità con amore e per il servizio del Regno di Dio. Collaborò nella formazione di molte FMA insegnando l’italiano e orientandole nei vari lavori di casa. La sua testimonianza allegra e premurosa segnò la vita di parecchie consorelle e delle persone che frequentava.
Nella casa di riposo, quando poteva ancora collaborare, aiutava a pregare mentre erano riunite nella sala della comunità. Leggeva articoli dell’Osservatore Romano alle consorelle, meditava i misteri del rosario e si dedicava volentieri al lavoro con l’uncinetto. Chiedeva sempre il Sacerdote per la confessione. Benché il morbo di Alzheimer avanzasse, cantava lodi alla Madonna o faceva riflessioni sulla Parola di Dio e sorrideva riconoscente. La contemplazione e il silenzio in lei erano costanti.
La mattina del 18 luglio ebbe difficoltà respiratoria, venne ricoverata e fu subito accolta in terapia intensiva. Alle 17,30 il Signore della Vita la chiamò a godere la pienezza della gioia eterna.
Benediciamo il Signore per la sua fedeltà alla consacrazione religiosa, per l’ardore missionario; per la sua testimonianza allegra e fervorosa, per il servizio svolto nell’Ispettoria al popolo dell’Alto Rio Negro, all’Istituto, ai suoi familiari. Siamo sicure che dal Cielo ora intercede per noi e ci otterrà vocazioni per cui sempre ha lavorato e pregato.

L’Ispettrice
Suor Madalena Luiza Scaramussa

20 luglio 2017

Dalla Patagonia

Carissimi,
Vi raggiungo in questa bellissima festa di San Benito.
Sono reduce di un’operazione di Tunnel Carpale destro e quindi ho avuto problemi di riadattamento della mano operata e... il computer non era sempre facile da usare senza difficoltà. Anche il lavoro ha avuto una quindicina di giorni con ritmo... sinistro! Tutto sommato fu una cosa semplice, pensando che dopo quindici giorni ho ricuperato alcune funzioni, come quella della distribuzione dell’Eucaristia in Cattedrale e dopo un mese, ho potuto riprendere a guidare la macchina.
E ora sono qui per descrivere alcune cose molto semplici, prima di partire per Buenos Aires per gli Esercizi Spirituali.     
Vi dico soprattutto che per me e Sr. Maria Teresa è una vera gioia poter lavorare pastoralmente in San Benito. La catechesi del sabato continua a pieno ritmo e tre mamme del Barrio seguono i ragazzi della Comunione, (dopo la Celebrazione Eucaristica) e della Cresima (prima della Celebrazione Eucaristica) accompagnate da Padre Fabián. Si sta tentando anche un approccio con i Genitori perché possano mettersi accanto ai ragazzi/e con un’animazione un poco responsabile. L’esperienza è partita... e sembra che procede bene. Per l’animazione liturgica ci siamo noi che, senza timori per il freddo siderale, prepariamo la Celebrazione nei minimi particolari.

Però la sorpresa più grande la viviamo all’Oratorio di Don Bosco. Nato nell’anno bicentenario della nascita di Don Bosco, viene animato periodicamente dalle allieve e dagli allievi della nostra Scuola. Le cinque classi delle superiori si alternano ogni domenica per vivacizzare questa realtà con giochi, canti, danze, riflessioni, preghiera e merenda.
I ragazzi del Barrio vengono dalle loro case, molti camminando per strade fatiscenti e i più fortunati accompagnati dal papà con la macchina. Graziosissimo vedere quando i papà camminano con i loro figli custodendo gelosamente nella borsa di plastica le scarpe che usano in casa; poi, una volta arrivati al salone, si cambiano gli stivali letteralmente inzuppati di fango e li mettono ad asciugarli in un angolo della struttura dei pompieri... Per il ritorno a casa... si cambiano nuovamente le scarpe.

Come una vera sorpresa si sono mostrati gli allievi e allieve della nostra scuola che frequentano il primo anno: hanno animato i ragazzini del Barrio con danze e giochi, attività manuali, magie e giochi d´intelligenza. Poi, composta da loro, hanno cantato una canzone di San Benito, musicata da Oriana, cantata e mimata da tutto il gruppo. A dir poco, furono esplosivi! Ma non solo; un pompiere si aggregò al gruppo e con la sua pianola a fiato, dopo aver imparato la melodia e il ritmo musicale, si mise a suonare con vero piacere il nuovo canto per la gioia di tutti. Così per sei domeniche. Le abbiamo vissute con ritmo travolgente.

Non poteva mancare l’animazione della festa PATRONALE e per la domenica 9 luglio ci siamo messe d’impegno (mancando i ragazzi della Scuola e con tre professori, due Cooperatrici salesiane, due catechiste di San Benito con Sr. Anna María e la sottoscritta ci siamo imbarcate in una animazione “DA FIESTA PATRONAL”. Giochi che ricordavano la fanciullezza di Benito; giochi che rallegravano la mensa dei benedettini, il riassunto della vita del Santo e ... la peregrinazione di due “CASITAS” con “MARIA AUSILIATRICE in VISITA ALLA FAMIGLIA”.
Possano, i DUE PELLEGRINI viaggiare e sostare per una settimana in una famiglia. La “CASITA” è dotata di un pieghevole con la biografia del Santo e 4 preghiere perché si possa pregare insieme in famiglia. Le ragazzine fortunate che hanno avuto la sorte di dare il VIA alla peregrinazione sono Celeste e Antonela.
Sabato, dopo la Messa sorteggeremo nuovamente altri due ragazzi... e già la festa e il pellegrinaggio, si prolungano nel tempo.

Grazie Maria Ausiliatrice, grazie San Benito... Solo aspettano che si costruisca la BENDITA IGLESIA  per la gioia dei fedeli del barrio!
Vi saluto con mucho cariño.
Alla prossima!      

Con affetto sempre nuovo prego e vi abbraccio. E voi ricordatevi di pregare per la Patagonia e per i missionari e le missionarie che vogliono seminare speranza e amore nel cuore di tutti.                                                                                                                          
Sr. Paola feliz FMA

16° Domingo, Tiempo Ordinario, Ciclo A


18 luglio 2017

Soy Iglesia, soy misión

Tanti gli emigrati italiani quanti nell’immediato dopoguerra: oltre 250.000 l’anno

Anticipazioni del Dossier Statistico Immigrazione 2017 di Idos e Confronti
L’emigrazione degli italiani all’estero, dopo gli intensi movimenti degli anni ’50 e ’60, è andato ridimensionandosi negli anni ’70 e fortemente riducendosi nei tre decenni successivi, fino a collocarsi al di sotto delle 40.000 unità annue. Invece, a partire dalla crisi del 2008 e specialmente nell’ultimo triennio, le partenze hanno ripreso vigore e, secondo stime, hanno raggiunto gli elevati livelli postbellici, quando erano poco meno di 300.000 l’anno gli italiani in uscita.
Sotto l’impatto dell’ultima crisi economica, che l’Italia fa ancora fatica a superare, i trasferimenti all’estero hanno raggiunto le 102.000 unità nel 2015 e le 114.000 unità nel 2016, mentre i rientri si attestano sui 30.000 casi l’anno.
A emigrare sono sempre più persone giovani con un livello di istruzione superiore. Tra gli italiani con più di 25 anni, registrati nel 2002 in uscita per l’estero, il 51% aveva la licenza media, il 37,1% il diploma e l’11,9% la laurea ma già nel 2013 l’Istat ha riscontrato una modifica radicale dei livelli di istruzione tra le persone in uscita:  il 34,6% con la licenza media, il 34,8% con il diploma e il 30,0% con la laurea, per cui si può stimare che nel 2016, su 114.000 italiani emigrati, siano 39.000 i diplomati e 34.000 i laureati. Le destinazioni europee più ricorrenti sono la Germania e la Gran Bretagna;  quindi, a seguire, l’Austria, il Belgio, la Francia, il Lussemburgo, i Paesi Bassi e la Svizzera (in Europa dove si indirizzano circa i tre quarti delle uscite) mentre, oltreoceano, l’Argentina, il Brasile, il Canada, gli Stati Uniti e il Venezuela.
Questi dati meritano già di per sé un’attenta considerazione anche perché ogni italiano che emigra rappresenta un investimento per il paese (oltre che per la famiglia): 90.000 euro un diplomato, 158.000 o 170.000 un laureato (rispettivamente laurea triennale o magistrale) e 228.000 un dottore di ricerca, come risulta da una ricerca congiunta condotta nel 2016 da Idos e dall’Istituto di Studi Politici “S. Pio V” sulla base di dati Ocse.
In realtà, i flussi effettivi sono ben più elevati rispetto a quelli registrati dalle anagrafi comunali, come risulta dagli archivi statistici dei paesi di destinazione, specialmente della Germania e della Gran Bretagna (un passaggio obbligato per chi voglia inserirsi in loco e provvedere alla registrazioni di un contratto, alla copertura previdenziale, all’acquisizione della residenza e così via). Come emerso in alcuni studi, rispetto ai dati dello Statistiches Bundesamt tedesco e del registro previdenziale britannico (National Insurance Number), le cancellazioni anagrafiche rilevate in Italia rappresentano appena un terzo degli italiani effettivamente iscritti. Pertanto, i dati dell’Istat sui trasferimenti all’estero dovrebbero essere aumentati almeno di 2,5 volte e di conseguenza nel 2016 si passerebbe da 114.000 cancellazioni a 285.000 trasferimenti all’estero, un livello pari ai flussi dell’immediato dopoguerra e a quelli di fine Ottocento. Peraltro, non va dimenticato che nella stessa Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero il numero dei nuovi registrati nel 2016 (225.663) è più alto rispetto ai dati Istat. Naturalmente, andrebbe effettuata una maggiorazione anche del numero degli espatriati ufficialmente nel 2008-2016, senz’altro superiore ai casi registrati (624.000).
Sono queste le conclusioni cui si giunge nel capitolo che il Dossier Statistico Immigrazione 2017, in uscita in autunno, dedica di consueto agli italiani nel mondo. Anche quest’anno il rapporto viene curato da Idos insieme al Centro Studi Confronti, con la richiesta di un sostegno dell’Otto per Mille della Tavola Valdese.
I flussi degli italiani verso l’estero, così si conclude nel rapporto, meritano maggiore attenzione. Innanzi tutto sotto l’aspetto quantitativo, avendo raggiunto, se non superato, i livelli conosciuti dall’Italia quando si concepiva ancora come un paese di emigrazione. Ma va preso in considerazione anche l’aspetto qualitativo, perché è elevato il numero di diplomati e laureati coinvolti. Seppure in un contesto globalizzato la mobilità rappresenti una prospettiva normale, è necessario attuare una politica occupazionale più incisiva e occuparsi con maggiore concretezza dell’assistenza a quanti si sentono costretti a emigrare, assicurando loro in pieno il diritto di essere cittadini italiani, incluso il voto.

http://www.confronti.net/

Papa Francesco in Amazzonia

Papa Francisco na Amazônia

17 luglio 2017

Suor Laura Rodríguez

A suor Laura Rodriguez
[Nizza Monferrato, 9 luglio] 1880
Viva Gesù!
Mia buona suor Laura Rodriguez,1
1. Grazie del tuo biglietto che mi mandasti. Non ti conosco di presenza, e forse in questa misera vita di lacrime, non avremo la consolazione di conoscerci, ma ho ferma speranza che ci conosceremo in Paradiso. Oh! sì, lassù faremo proprio una bella festa la prima volta che ci vedremo.
2. Hai fatto la santa Professione? io spero che l'avrai fatta e mi rallegro con te della bella grazia ricevuta da Gesù. Mia buona suor Laura, fatti coraggio per corrispondere ad una grazia sì grande. Procura di mantenerti sempre ferma nei tuoi santi proponimenti che avrai fatto in quel beato giorno della S. Professione. Ti raccomando di essere sempre umile, [di aver] grande confidenza coi tuoi Superiori e non perdere mai l' allegria che vuole il Signore, studiati di renderti cara a Gesù.2
3. Prega per me, benché‚ non ti conosca ti amo tanto, tanto. Ti mando una immagine e la terrai per una mia memoria. Coraggio adunque, stammi allegra e fatti santa presto. Dio ti benedica e ti faccia tutta sua. Credimi tua sempre
Aff.ma nel Signore
la Madre suor Maria Mazzarello




1 Suor Laura Rodriguez aveva fatto la professione religiosa pochi mesi prima, il 24 maggio 1880 a Buenos Aires (cf L18)
2 Si noti il realismo e l'essenzialità con cui madre Mazzarello intende sostenere la giovane professa nella fedeltà agli impegni assunti. Abitua la suora a concentrarsi sui valori fondamentali della spiritualità salesiana e soprattutto a «rendersi cara a Gesù».

Laura Rodríguez, prima FMA dell'Uruguay, frutto della prima Spedizione Missionaria


Suor Rodríguez Laura
nata a Villá Colón (Montevideo) il 6 agosto,1858, mortavi il 18 luglio 1924, dopo 44 anni di professione.


Alla novizia suor Laura Rodríguez

[Mornese, dicembre 1878]
Viva Gesù! e Maria e S. Giuseppe!

Mia buona suor Laura, (1)
1.         Il vostro biglietto, quantunque scritto in spagnolo, tuttavia l'ho capito e mi ha fatto tanto piacere. Sebbene non vi conosca vi voglio tanto bene, mia cara suor Laura e prego per voi. Spero di conoscervi poi un giorno in Paradiso, oh!! che bella festa faremo allora.
2.         Voi intanto che siete la prima figlia di Maria Ausiliatrice fatta in America bisogna che vi facciate una gran santa, perché‚ molte figlie americane possano seguire il vostro esempio. Quando anche siamo separate le une dalle altre da una sì gran distanza, formiamo un cuore solo per amare il nostro amato Gesù e Maria SS. e possiamo sempre vederci e pregare le une per le altre.
3.         Io credo che sarà inutile che vi raccomandi di essere obbediente, umile, caritatevole e amante del lavoro; son pochi mesi che avete fatto la vestizione, (2) quindi sarete ancora tutta infervorata. Vi raccomando solo di non lasciare spegnere mai il fervore che il Signore vi ha acceso nel cuore, e pensate che una cosa sola è necessaria, salvar l'anima. Ma a noi religiose, non basta salvare l'anima, dobbiamo farci sante noi e fare colle nostre buone opere sante tante altre anime che aspettano che le aiutiamo. Coraggio dunque, dopo pochi giorni di combattimenti, avremo il paradiso per sempre.
4.         State sempre allegra, abbiate gran confidenza coi vostri Superiori, non nascondete mai nulla, tenete sempre il vostro cuore aperto, obbediteli sempre con tutta semplicità e non la sbagliate mai.
5.         Pregate per me e per tutte le sorelle. Tutte, suore e postulanti, vi ringraziano dei saluti che mandaste e ve li ricambiano di cuore nel Cuore di Gesù.
6.         Il Signore vi benedica e vi conceda la santa perseveranza e tutte le grazie necessarie per essere una buona religiosa e vera figlia di Maria Ausiliatrice.
A Dio, mia buona sorella, credetemi nel Signore la vostra

Aff.ma Madre
suor Maria Mazzarello

Note
1. Suor Laura Rodríguez è la prima vocazione americana, segno tangibile della benedizione di Dio sull'Istituto. Conobbe le FMA tramite suo fratello che frequentava il collegio salesiano di Montevideo-Villa Colón. Laura entrò nell'Istituto il 14 maggio 1878 ed ebbe come formatrici alcune pioniere del primo drappello di missionarie, tra le quali si distingueva suor Angela Vallese.

2. Aveva infatti vestito l'abito religioso l'8 settembre, festa della natività di Maria. Con buona probabilità questa lettera della Madre la raggiunse a Buenos Aires dove suor Laura completò il suo noviziato sotto la guida di madre Maddalena Martini. Fatta la professione religiosa, il 24 maggio 1880 ritornò in Uruguay.

BRJ_Celebração 14 de julho de 2017



PRIMER ANUNCIO - Retiro radial: “Volver al amor del principio”, siguiendo las huellas de Brochero

PRIMER ANUNCIO - Retiro radial: “Volver al amor del principio”, siguiendo las huellas de Brochero

13/07/2017 – En la noche del miércoles 12 de julio, transmitimos desde los estudios de Radio María la primera parte del Retiro Diocesano de Córdoba, predicado por los obispos de la Arquidiócesis, Monseñor Ñañez y Mons. Pedro Torres, obispo auxiliar, quienes nos invitaron a seguir las huellas de Brochero, para despertar a una fe renovada.

1º Momento de la reflexión: “Yo estoy a la puerta y llamo”
Monseñor Carlos Ñañez comenzó esta primera reflexión invitando a todos los oyentes a abrir la puerta a Jesús.
Y lo otro es la primera carta a la Iglesia de Éfesos, aquí también el Señor pone de manifiesto que conoce perfectamente a esta comunidad y reconoce que hay en ella obras buenas y heroicas, las alaba, las alienta, pero hay un reproche importante, le dice “has perdido el amor del principio” y al mismo tiempo una perspectiva de esperanza, es posible un cambio, y lo invita “Vuelve como antes”.
Una invitación en el retiro, a encontrarnos con el Señor, expresó Monseñor Ñañez, una invitación a descubrir que Él está a la puerta, está llamando, le vamos a abrir, vamos a avivar el amor del principio, preguntó, ojalá que sí, porque ahí está la verdadera alegría, dejarnos querer por el Señor. Y tratar con todas nuestras fuerzas y auxiliados por su gracia de quererlo a nuestra vez, porque ahí está el secreto de toda verdadera alegría, de la plenitud, de la felicidad, pensémoslo, y sobre todo hagámoslo objeto de nuestra oración.

2º Momento de oración: “Cenaremos juntos”, el retiro como oportunidad de encuentro con Jesús
En el segundo momento Monseñor Carlos, nos recordaba la Palabra, donde Jesús nos invita a caminar juntos. Indicó que el encuentro con Jesús implica necesariamente encontrarnos con los demás.
Volver al primer anuncio es lo que provoca el encuentro con Jesús, un descubrir y un redescubrir que Jesús nos ama. Adherirnos sinceramente a Él. ¿Cuál es el primero anuncio? ¿Cómo hacerlo? ¿Quiénes tienen que hacerlo?, son reflexiones que nos hemos planteado en este Sínodo.
Tenemos en primer lugar, rezar por el Sínodo, e ir cayendo en la cuenta, que si nos encontramos con Jesús, no es para un momento intimista que nosotros guardamos en nuestro interior y nada más, sino que recibimos un tesoro para compartirlo, para comunicar.
Entonces, me parece a mí, tenemos que sentirnos parte en esto del anuncio del Evangelio y tomar parte, nos toca a todos, nos toca a todos, resaltó Monseñor Carlos Ñañez.

“Vayan y prediquen el Evangelio, si es necesario también con la Palabra”
Me viene a la memoria aquello que San Francisco les dice en una oportunidad a sus frailes: “Vayan y prediquen el Evangelio, si es necesario también con la Palabra”, como indicándoles que la vida de ellos tenía que ser un anuncio vivo del Evangelio y que la Palabra podía reforzar, ilustrar ese primer anuncio desde el testimonio vivo.
Bueno, pues todos estamos invitados, desde el encuentro con Jesús, caminando juntos a sentirnos parte de este desafío del anuncio del Evangelio y tomar parte.

3º Momento: “Jesucristo Señor de la historia te necesitamos”, reconocer a Jesús presente en nuestro camino
Monseñor Pedro Torres, nos trae en este tercer momento, la invitación a escuchar el Espíritu que habla a la Iglesia.
Es enamorarnos de Él, lo que nos mueve el anuncio. De hecho es un poco loco, mientras muchos tienen miedo de leer el Apocalipsis, porque es un libro lleno de signos que pueden causar temor, nosotros esta noche, estamos proponiendo asomarnos a las siete cartas que Juan cuenta que escribe fascinado por Jesús, un domingo, dice, lleno del Espíritu pude verlo. Y él se presenta, Juan, como un hermano, un hermano en el destierro, en el sufrimiento, un hermano que apoderado por el Espíritu, dice el versículo 9 y 10 del primer capítulo, se siente urgido a hablar a siete iglesias, y hay acá ya un dato notable, la Iglesia universal se realiza en cada iglesia particular, iglesias que caminan en comunión.
Y esto es un llamado a que no nos cerremos en nuestra capilla, en nuestra parroquia, en nuestro carisma, en nuestra congregación, en nuestro movimiento, sino que sepamos que el amor del Dios Padre que nos mira es más grande, que la salvación de Jesús es universal.
Y asomarnos al Apocalipsis es redescubrirlo como un libro de consuelo, un libro que animó en la tribulación a las primeras comunidades cristianas. La palabra Apocalipsis significa revelación, y es una revelación de esperanza, y cuánto necesitamos renovar la esperanza, no solo esperanza y expectativas humanas, la esperanza en Dios, la esperanza en Dios, en un Padre Providente, un Padre que sigue hablando al corazón.

¿Qué ángeles nos acompañaron en nuestra experiencia de conocer a Jesús?
Yo quería proponerle ahora que nos asomemos a la Iglesia de Esmirna, era una ciudad muy bella, una ciudad que se sentía fiel al imperio romano, traidor para los otros pueblos, invasor, y allí le habla al ángel, y acá yo me quedé rezando, algunos biblistas dicen que este ángel podría ser el obispo de esa iglesia, pero nadie asegura que hubiera obispos en esos lugares, entonces ese ángel podría ser el agente pastoral, el encargando de la comunidad, el que verdaderamente la acompañaba, y yo rezaba pensando, ¿Qué ángeles nos acompañaron en nuestra experiencia de conocer a Jesús?, a Tobías lo acompañó el ángel Rafael.
A veces Dios pone en nuestro camino personas, un compañero de trabajo, un padrino, un catequista, una abuela, un abuelo, y al mismo tiempo nos pone a nosotros como ángeles custodios de otros, y entonces es bueno descubrir a quiénes me ha encomendado el Señor, sostener, alentar.
Jesús es nuestro camino, origen y nuestra meta, en esta carta con ternura el Señor le dice que es el Jesús vivo, como el que vio San Francisco de Asís en la cruz de San Damián.
Qué bueno si en esta noche le compartimos nuestra historia. “Conozco tu aflicción y tu pobreza”, sigue diciendo la carta, el Señor nos invita a no temer. Cuántas veces Brochero le habrá dicho a su gente, no teman, crucemos las Sierras para hacer ocho días de ejercicio, no teman al invierno, no teman la crítica, no teman al qué dirán y vivan su dignidad de cristianos, su dignidad de humanos, de imagen y semejanza de Dios, qué maravilla la mirada de amor del Padre, que nos transforma, que sabe de nuestra pobreza, pero también de los dones que nos ha dado.

4º Momento de oración: La actitud de la humildad para reconocer defectos y dones de Dios y hacerlos fructificar
Reconocer que hemos sido visitados en nuestra pobreza por la mayor riqueza, el haber recibido la visita de Jesús, de su amistad.
En este cuarto momento la invitación es a visitar Sardes, una iglesia que recibe un mensaje parecido a la de Éfesos. Sardes estaba puesta en la cima de una montaña, era una ciudad que había sufrido un terremoto y cómo estaba en un cerro se sentía muy segura frente a los ataques de los enemigos, pero en su historia dos veces había sido conquistada por descuido, se habían dormido.
Una ciudad que producía lana y eran buenos tintoreros, y en ese sentido estaban preocupados de la apariencia, de la moda, podríamos decir hoy del lujo y entonces el ángel que recibe el mensaje en su realidad de Jesús a través de un vidente que se muestra santo, dice: Así te dice el que tiene los siete espíritus de Dios y las siete estrellas, vale decir, ese siete significa plenitud.
Conozco tus obras, pasas por vivo pero estás muerto, es impactante, le está diciendo, tenés nombre, tenés buena fama, pasas por vivo pero estás muerto, dicho en lenguaje del Papa Francisco, “se la creían”.
Y entonces le dice, no te la creas, porque yo conozco tu corazón, tenés mucho de apariencia y poco adentro, buscás la reputación pero tenés el corazón muerto.
Y qué fuerte es si escuchamos este mensaje hoy, en una cultura de lo exterior, de la apariencia, y la invitación ante todo esto es: “Vigila y robustece el resto que todavía no ha muerto, porque no encuentro tus obras justas, es ponerse en vela, a ellos que habían sido conquistado dos veces por quedarse dormidos, los invita a la vigilancia.
Concluimos la primera parte del retiro, con la reflexión de Monseñor Ñañez y su bendición, quien nos recordó que caminamos juntos, buscando compartir lo que el Señor nos va mostrando, lo que el Espíritu va señalando a la Iglesia.

Incontro dell'Ambito Missioni con le Neo-Ispettrici. Castel Gandolfo, 14 luglio 2017.



15 luglio 2017

Un regalo de la Madre a sus hijas en todo el mundo

Roma, el 13 de julio de 2017.

Queridas Hermanas:
Os enviamos un regalo especial: la resonancia de la experiencia vivida por la Madre en el Puerto de Génova. Ella ha vivido el momento intensamente, con el ánimo materno de Madre Mazzarello. Leyendo su mensaje-resonancia, hallaréis la alegría de un corazón de Madre y, al mismo tiempo, un fuerte impulso a ampliar el horizonte del corazón, la mirada y la disponibilidad a cruzar hoy las nuevas fronteras de la misión.
El mensaje es un regalo de la Madre a sus hijas en todo el mundo.
En comunión, en la oración recíproca.

Sor Alaíde Deretti
Consejera para las Misiones




                                                                                                                              Sr. Yvonne Reungoat

Después de nuestros Ejercicios Espirituales en Mornese, hemos recibido la gracia de hacer una peregrinación a Génova. La celebración vivida en el Puerto en este año en que celebramos los 140 del primer envío misionero, ha sido particularmente conmovedora.
Personalmente me he identificado con la Madre Mazzarello cuando acompañaba a las primeras Misioneras en el momento de partir. Es difícil ponerse en su lugar y sobre todo entrar en su corazón de Madre. En mi corazón he sentido una gran emoción y una alegría profunda difícil de describir. He dado gracias al Señor por esta gran experiencia de la confianza en Él y del valor en la fe de Madre Mazzarello que ha enviado al primer grupo de sus hijas a América. Ella se mantuvo atenta a todos los detalles para tratar de facilitar el viaje de cada hermana. La aventura era grande y ella se iba fijando en detalles que expresaban el amor, la delicadeza hacia cada una. Pienso que también las hermanas estarían muy conmovidas en el momento de dejar a la Madre y de emprender la navegación, dejando tras de sí todas las seguridades y abiertas al nuevo futuro que el Señor iba abriendo delante de ellas en América. También ellas habrán vivido este momento con una gran felicidad: la de sentirse infinitamente amadas por Jesús y llamadas a anunciar la alegría del Evangelio en otras tierras.
Esta partida fue el inicio de una gran aventura misionera que ha hecho que el Carisma se desarrolle en todo el mundo, hasta los confines de la tierra. ¡Pero se requería el valor de empezar, de partir por primera vez!
¡La presencia de Don Bosco en el momento de esta salida misionera en el Puerto de Génova también fue muy significativa y también él se conmovió!
La emoción era señal de una profunda experiencia espiritual: ¡Dios estaba allí! ¡Y todo era por su Reino! La confianza en Él era la luz que guiaba el envío y el viaje.
¡Conmovedor también fue el hecho de no dejar partir a los misioneros y misioneras sin Maria Auxiliadora! Su compañía fue el tesoro más importante. Su presencia fue manantial de seguridad y de serenidad, de paz. ¡Era impensable partir sin ella! ¡La Madre!
He agradecido al Señor que cada año siga llamando a hermanas de todo el mundo para la Misión ad Gentes y que cada una de ellas responda generosamente. ¡Pero también le he pedido que llame a más Hijas que María Auxiliadora a vivir esta grande y hermosa aventura misionera porque las necesidades en todo el mundo son inmensas! Como en tiempo de las primeras misioneras, estamos llamadas a tener este gran energía para anunciar la Buena Noticia a las jóvenes y a los jóvenes que todavía no conocen Cristo y que tienen pocas oportunidades de recibir una educación evangelizadora. La Madre Mazzarello no dudó en enviar a hermanas que podía necesitar en Mornese. Compartió desde la pobreza de los inicios del Instituto. Esta pobreza compartida se ha convertido en riqueza multiplicada en todo el mundo.
Le he pedido al Señor muchas vocaciones para el Instituto para que pueda irradiar el Carisma como respuesta a las necesidades profundas de las jóvenes y de los jóvenes en todo el mundo.
¡Hoy, estamos llamadas a partir de nuevo con la misma audacia apostólica de las primeras misioneras y a invitar a muchos jóvenes a partir también con nosotras! "¡Junto con los jóvenes, misioneras de alegría y esperanza". Partimos con María Auxiliadora! ¡El señor nos bendiga!



13 luglio 2017

Un regalo della Madre alle sue figlie in tutto il mondo.

Roma, 13 luglio 2017.

Carissime Sorelle,
v’inviamo un regalo speciale: la risonanza dell’esperienza vissuta dalla Madre al Porto di Genova. Lei veramente ha vissuto il momento intensamente con l’animo materno di Madre Mazzarello. Leggendo il suo messaggio-risonanza, ritroverete la gioia di un cuore di Madre e, allo stesso tempo, una forte spinta ad allargare l’orizzonte del cuore, lo sguardo e la disponibilità a varcare le nuove frontiere della missione oggi.
Il messaggio è un regalo della Madre alle sue figlie in tutto il mondo.
In comunione, nella preghiera reciproca.


Sr. Yvonne Reungoat

Dopo i nostri Esercizi spirituali a Mornese, abbiamo avuto la grazia di fare un pellegrinaggio a Genova. La celebrazione vissuta al Porto in questo anno in cui celebriamo 140 anni del primo invio missionario, è stata particolarmente commovente.
Personalmente mi sono identificata con Madre Mazzarello che accompagnava le prime Missionarie al momento della partenza. È difficile mettersi al suo posto e soprattutto entrare nel suo cuore di Madre. Nel mio cuore ho sentito una grande emozione e una gioia profonda difficili da descrivere. Ho ringraziato il Signore per questa grande esperienza della fiducia in Lui e dell’audacia nella fede di Madre Mazzarello che ha inviato il primo gruppo delle sue figlie in America. Ella è stata attenta a tutti i dettagli per cercare di facilitare il viaggio di ogni sorella. L’avventura era grande e lei si fermava ai particolari che esprimevano l’amore, la delicatezza verso ognuna. Penso che le sorelle saranno state anche molto commosse nel momento di lasciare la Madre e di prendere il largo, lasciando tutte le sicurezze dietro di loro e aperte al nuovo futuro che il Signore stava aprendo davanti a loro in America. Anche loro avranno vissuto questo momento con una grande felicità: quella di sentirsi infinitamente amate da Gesù e chiamate ad annunciare la gioia del Vangelo in altre terre.
Questa partenza è stata l’inizio di una grande avventura missionaria che ha fatto sviluppare il Carisma in tutto il mondo, fino ai confini della terra. Ci voleva il coraggio di iniziare, di partire per la prima volta!
La presenza di don Bosco al momento di questa partenza missionaria nel Porto di Genova era anche molto significativa e anche lui era commosso!
L’emozione era un segno di una profonda esperienza spirituale: Dio era lì! E tutto era per il Suo Regno! La fiducia in Lui era la luce che guidava l’invio e il viaggio.
Commovente era anche il fatto di non lasciare partire i missionari e le missionarie senza Maria Ausiliatrice! La sua compagnia era il tesoro più importante. La sua presenza era fonte di sicurezza e di serenità, di pace. Era impensabile partire senza di lei! La Madre!
Ho ringraziato il Signore perché Egli continua a chiamare sorelle di tutto il mondo per la Missione ad Gentes ogni anno e per la risposta generosa di ognuna. Ma le ho chiesto anche di chiamare più Figlie di Maria Ausiliatrice per vivere questa grande e bellissima avventura missionaria perché i bisogni in tutto il mondo sono immensi! Come al tempo delle prime missionarie, siamo chiamate ad avere questo grande slancio per l’annuncio della Buona Notizia soprattutto alle giovani e ai giovani che ancora non conoscono Cristo e che hanno poche opportunità di ricevere un’educazione evangelizzatrice. Madre Mazzarello non ha esitato ad inviare le sorelle di cui poteva avere bisogno a Mornese. Lei ha condiviso a partire dalla povertà dell’inizio dell’Istituto. Questa povertà condivisa è diventata ricchezza moltiplicata in tutto il mondo.
Ho chiesto al Signore molte vocazioni per l’Istituto per poter irradiare il Carisma come risposta alle necessità profonde delle giovani e dei giovani in tutto il mondo.
Oggi, siamo chiamate a partire di nuovo con la stessa audacia apostolica delle prime missionarie e a invitare molti giovani a partire anche loro con noi! “Insieme con i giovani, missionarie di gioia e di speranza”. Partiamo con Maria Ausiliatrice! Il Signore ci benedica!


7 luglio 2017

25anniversario delle FMA in Cambogia. In missione, per i più poveri (CMY)


Un mondo in movimento

Perché l’Europa rifiuta di aprire gli occhi?
È possibile che non ci siano politiche migratorie intelligenti per gestire la mobilità umana in modo sano e lungimirante, per chi accoglie e chi riceve accoglienza?
Una fila chilometrica di giovani scorreva davanti all’ambasciata Usa di Nairobi, in Kenya. Era la fine del secolo scorso, e quel Paese era ancora “povero”. Un’altra fila, seppur più contenuta, guidava all’ambasciata dell’Australia e del Regno Unito.
Tanti e tante giovani, con il futuro negli occhi, attendevano con pazienza la “carta verde”, quel prezioso documento che apriva le porte di altri Paesi, forse più ricchi di lavoro e possibilità. Li accomunava la lingua inglese, che secoli prima, senza bussare, si era imposta a tanti popoli, divenendo un inatteso trampolino di lancio per cercare opportunità di vita nel mondo.
Erano tanti e tante giovani, che non dovevano pagare i trafficanti di persone per raggiungere in modo rocambolesco e traumatico le loro mete: potevano acquistare un regolare biglietto, meno caro e meno rischioso.
Tanti e tante giovani fanno lo stesso oggi in Italia: si sentono avvizzire e cercano altrove prospettive di vita. A differenza di molti loro coetanei africani, che affollano le cronache italiane degli ultimi mesi, non devono passare per le grinfie dei trafficanti e chiedere asilo politico. Ottengono un visto e comprano un biglietto.
Perché questo abisso di trattamento?
Il mondo è da sempre in movimento, forse oggi un po’ più di ieri. E le migrazioni sono state motore di sviluppo e lo sono anche oggi. Ma devono essere «ordinate, sicure, regolari e responsabili» attraverso l’attuazione di politiche migratorie programmate e ben gestite.
Nel 2016 il Centro studi immigrazione aveva già avanzato una proposta di “politica intelligente” per regolare i flussi dei migranti così detti “economici”: «perché tanti migranti africani e asiatici, che potrebbero entrare legalmente in Europa da turisti a costi relativamente modesti, arrivano invece in condizioni drammatiche "da clandestini"?».
Anche Milena Gabbanelli ripresa nel sito Cestim, aveva avanzato una proposta, che però è rimasta ignorata.
Perché non si parla di leggi che permettano, a chi proviene anche da Paesi “poveri”, di raggiungere l’Europa in modo legale, pagandosi il proprio viaggio e il proprio soggiorno, mentre cerca opportunità di lavoro? 
A chi serve perpetuare il traffico di esseri umani e ingrassare le inadeguate strutture di accoglienza, che traboccano di “richiedenti asilo”?
Vi invitiamo a cercare insieme la risposta…

http://www.combonifem.it/

I Convegno sull'Ottobre Missionario

1 luglio 2017

Suor MAZZA Olga Teresa

Carissime sorelle, il 15 giugno 2017, nell’ospedale di Río Grande - Terra del Fuoco (Argentina), dopo due settimane di sofferenza, ha ricevuto l’abbraccio eterno di Gesù, suo Sposo amato, la nostra carissima Suor MAZZA Olga Teresa. Nata a San Michele di Mondovì (Cuneo) il 14 novembre 1929. Professa a Casanova di Carmagnola (Torino) il 5 agosto 1948. Appartenente all’Ispettoria Argentina “S. Francesco di Sales” – Buenos Aires.
Olga era la seconda e l’unica figlia tra due fratelli. In piena guerra mondiale, entrò nell’Aspirantato di Arignano (Torino) quando aveva appena 12 anni, perché “voleva essere la sposa di Gesù”. Il 31 gennaio 1946 fu ammessa al postulato e il 5 agosto 1948, all’età di 19 anni, emise la professione. Un mese dopo giunse come missionaria in Argentina. Nella comunità di Buenos Aires Almagro imparò la lingua e poi a La Plata proseguì gli studi per essere insegnante di musica.
Il 5 febbraio 1953 iniziò la sua missione a Río Gallegos, provincia di Santa Cruz, come insegnante di musica ed educatrice nella scuola materna. In questa casa fece i Voti perpetui il 13 giugno 1954. L’anno dopo fu trasferita a Puerto Deseado, dove lavorò per 17 anni, in diversi tempi e con variate responsabilità: insegnante di musica, assistente delle educande, economa, direttrice (1965-‘67).
Nelle Case di formazione di Bernal e nel noviziato di Morón fu assistente ed insegnante di musica. Nel 1972 tornò a Puerto Deseado come direttrice per un sessennio e, con la stessa responsabilità, fu a Puerto San Julián. Dopo un anno come assistente delle Aspiranti a Morón (1983-’84) fu nominata direttrice a Puerto Santa Cruz (1985-’90).
A Roma presso l’Università Pontificia Salesiana, nel 1991 frequentò il Corso per Formatori. Nel mese di luglio, tornò alla Casa di Formazione di Morón come vicaria e poi come direttrice, per quattro anni.
Nel 1996 suor Olga visse un intenso triennio come direttrice a Puerto Santa Cruz, perché le Sorelle erano anche responsabili della Parrocchia. Nel 1999 tornò a Morón come direttrice nella Casa di Spiritualità “Suor Eusebia Palomino”. Passati tre anni, fu per un triennio direttrice della Casa ispettoriale di Buenos Aires per cui furono in totale 30 anni come animatrice di comunità.
Nel 2005 suor Olga fu economa nella Casa di Spiritualità di San Miguel. Quando l’amministrazione della Casa fu affidata alle Suore Riparatrici del Sacro Cuore, suor Olga, dopo alcuni giorni nella Casa ispettoriale, continuò la missione patagonica a Río Gallegos, come vicaria ed aiutante della economa. Nel 2011 passò a Puerto San Julián, ancora come vicaria, rappresentante legale dell’opera, aiutante nell’ora-torio e dedita a vari servizi comunitari. Quell’anno il CONSUDEC (Consiglio Superiore di Educazione Cattolica) le conferì il premio del Divino Maestro.
Dal 2014 suor Olga si trovava nella comunità di Rio Grande. Il 20 agosto di quell’anno il suo cardiologo raccomandò di inviarla a Buenos Aires, per sottomettersi ad un delicato intervento al cuore presso la “Fondazione Favaloro”. Dopo alcuni mesi di cure mediche, si riprese e nel febbraio 2015 tornò a Río Grande, dove visse l’ultima tappa del suo pellegrinaggio.
Suor Olga è stata sempre fedele al suo “stile” di presenza discreta di sorella maggiore. Niente sfuggiva al suo “occhio attento”, che intuiva nei membri della comunità educante disturbi fisici, sofferenze personali, tensioni comunitarie, crisi vocazionali, ecc., come nei giovani sacerdoti incontrati nella sua vita, molti dei quali devono la loro fedeltà all’aiuto materno di suor Olga.
Ha saputo coltivare l’amicizia e amare profondamente la sua famiglia e il suo affetto è stato ricambiato dai suoi parenti, dalle Sorelle, laici, exallieve, ragazze e ragazzi. Sapeva donare a tutti la sua parola di incoraggiamento. Fino all’ultimo giorno visse in pienezza la vocazione salesiana, cercando il bene degli altri. Donna generosa, serena, allegra e scherzosa, trasmetteva pace. Amò l’Argentina come la propria patria e ne assimilò la cultura. È rimasta quasi tutta la vita nella Patagonia tanto amata da lei, dove donò a tutti la ricchezza del suo ardore missionario.
Come don Bosco, madre Mazzarello e tante missionarie e missionari che hanno seguito Gesù, suor Olga dovunque seminò abbondantemente la Parola di Dio, la comprensione e l’affetto, la pazienza e il suo caratteristico buon umore.
Offriamo per questa cara Consorella la nostra preghiera che le implora l’eterno riposo.

L’Ispettrice
Suor María Elena Fernández

Suor Rosmunda FUMAGALLI

Carissime sorelle, la sera del giorno 16 giugno 2017 dalla Casa “Sacra Famiglia” di Contra di Missaglia (Lecco), il Signore ha chiamato alla vita senza fine, la nostra carissima Suor Rosmunda FUMAGALLI. Nata a Inverigo (Como) il 3 marzo 1934. Professa a Contra di Missaglia (Lecco) il 6 agosto 1961. Appartenente all’Ispettoria Lombarda “Sacra Famiglia” – Italia.
Rosmunda nasce a Villa Romanò, una frazione del comune di Inverigo, cuore verde della Brianza, terra che conserva ancora la bellezza di una natura dove, al ritorno della bella stagione, prati e colline si vestono di colori contribuendo a migliorare anche la qualità della vita.
La famiglia era composta da papà e mamma e tre figlie di cui Rosmunda era la più piccola. Il padre agricoltore e la mamma casalinga erano gente contadina, onesta e laboriosa. Il Parroco testimonia che “la famiglia Fumagalli era seria sotto ogni rapporto e di sentimenti religiosi”. Nulla si conosce dell’infanzia di Rosmunda, solo si sa che venne battezzata nella chiesa di San Lorenzo, il giorno dopo la nascita e che, ottenuta la licenza elementare, cominciò a lavorare presso una ditta tessile della zona.
Frequentando la parrocchia e l’oratorio, anche il desiderio e la volontà di donarsi al Signore si fecero più intensi e all’età di 25 anni, decise di lasciare le sorelle, i genitori e tutte le sue amicizie per iniziare un percorso formativo nell’Istituto delle FMA. Accolta a Milano nella Casa di Via Bonvesin de la Riva, si presentò alle Superiore con questo attestato: «Io sottoscritto, Parroco di San Lorenzo, sono molto lieto di garantire le ottime qualità religiose e morali di Fumagalli Rosmunda e sono sicuro che saprà corrispondere alla chiamata del Signore».
Nei mesi di Aspirantato e Postulato trascorsi a Triuggio, Rosmunda visse un’esperienza signi-ficativa della nuova vita che desiderava abbracciare e, il 5 agosto 1959, passò nel noviziato di Contra di Missaglia dove nella preghiera e nella vita di comunità sperimentò la gioia di sentirsi sempre più attratta dal Signore amico e sposo. In questo clima di spiritualità salesiana maturò l’ideale di essere missionaria.
Fatta la prima Professione, il 6 agosto 1961, le venne richiesto, data la sua competenza e abilità di sarta, di esercitare l’attività di guardarobiera presso i Salesiani di Milano. Vi rimase tre anni e poi passò a Torino per la preparazione missionaria. Nel 1965 partì per l’Ecuador e raggiunse il noviziato di Quito. Abile sarta si dedicava non solo al compito di assistente, ma anche alla confezione degli abiti e della biancheria delle novizie. L’entusiasmo per la missione educativa faceva di suor Rosmunda la sorella servizievole, sempre pronta ad aiutare le consorelle inesperte.
Nel 1969 fu assistente delle interne Shuar nella “Misión Salesiana” di Chiguaza. Vi rimase due anni, poi ritornò a Quito dove trascorse altri due anni con le novizie. Nominata economa a Guayaquil, si iscrisse al corso di orientamento in medicina tropicale ottenendo il relativo diploma esigito dalle autorità locali per le missionarie presenti in Ecuador.
Ritornata in Italia nel 1975 per motivi familiari, rimase un anno a Cinisello Balsamo come assistente delle giovani che prestavano servizio in comunità, poi a Triuggio fu aiutante economa e guardarobiera. Nel 1980 suor Rosmunda venne trasferita a Milano “Immacolata Concezione”. Lavorò per qualche anno come guardarobiera, poi operata per un tumore, ebbe disturbi circolatori che lenta-mente minarono la sua salute, tanto che le venne amputata una gamba. Continuò a lavorare per alcuni anni, ma nel 2013 fu accolta nella casa di riposo di Contra di Missaglia. Trascorse gli ultimi quattro anni della sua vita, percorrendo un faticoso cammino verso il Calvario nell’offerta serena della sua sofferenza al Signore e nell’accettazione della sua immobilità. Maria, che fedelmente invocava, le fu accanto fino all’ultimo respiro per condurla alle nozze con lo Sposo, quale vergine saggia che tiene tra le mani la lampada accesa.

L’Ispettrice
Suor Cocco Maria Teresa

Amman, bambini cristiani e musulmani cantano per la pace e la convivenza




Al progetto, promosso dalla Caritas locale e dalle suore Salesiane, hanno aderito 40 bambini. Si tratta di 20 cristiani giordani e 20 musulmani siriani, fuggiti dalla guerra. Due le classi, una dedicata al canto e la seconda al flauto. I corsi sono iniziati a giugno, con tre appuntamenti a settimana; da luglio si terranno quattro incontri. L’obiettivo è dare vita a un “coro interconfessionale”.

Amman (AsiaNews) - Riunirsi per imparare l’arte del canto, per apprendere le basi di uno strumento, per diffondere in Medio oriente e nel mondo un messaggio di pace e convivenza attraverso la musica e costruendo al contempo legami di amicizia e solidarietà. È questo il progetto promosso e finanziato da Caritas Giordania, cui hanno aderito 20 bambini cristiani originari del Paese e altri 20 coetanei musulmani, profughi della vicina Siria in fuga dalla guerra.

Da inizio giugno, questi 40 bambini di due nazioni e fedi religiose diverse si riuniscono tre volte la settimana, per prendere lezioni di canto e imparare a suonare il flauto. Un coro che ha mosso da poco i primi passi con l’obiettivo di crescere e “portare la pace”, come spiegano i fondatori, e che per questo ha voluto coinvolgere anche “piccoli profughi siriani di fede musulmana”.

I partecipanti sono divisi in due classi, una delle quali dedicata al canto e l’altra allo studio dello strumento musicale. Sebbene la calura dei mesi estivi renda difficile la concentrazione e lo studio, i bambini si dedicano con passione all’iniziativa proprio per il piacere di imparare.

Gli insegnanti raccontano che gli studenti della classe di flauto muovono i primi passi cercando di apprendere la tecnica dello strumento e a controllare l’emissione del suono, nei suoi diversi toni e intensità. Al contempo, i futuri cantanti si applicano nel gorgheggio e in esercizi di vocalizzazione.

I giovani, futuri artisti stanno muovendo da poco i primi passi ma l’inizio è incoraggiante. Avviata il primo giugno scorso grazie all’impegno della Caritas locale, l’iniziativa è a titolo gratuito ed è destinata a crescere: dal mese di luglio, infatti, si terranno fino a quattro lezione alla settimana.

I bambini, cristiani giordani e musulmani siriani, provengono da ambienti poveri, da famiglie semplici e con poche risorse a disposizione. Imparare l’arte della musica diventa quindi occasione di miglioramento e momento di incontro e integrazione per i profughi e per i loro parenti.

Secondo fonti Onu, in Giordania vi sono almeno 600mila rifugiati; per il governo di Amman la cifra è ancora superiore e pari a 1,4 milioni, circa il 20% del totale della popolazione. Un quinto dei rifugiati vive nei campi profughi di d’Azraq et Zaatari, nel nord, mentre la grande maggioranza è nelle città. Per quanto concerne i profughi cristiani irakeni, giunti nell’estate del 2014 in seguito all’avanzata dello Stato islamico (SI) a Mosul e nella piana di Ninive, vi è proprio la Caritas locale in prima fila nell’opera di assistenza.

Oltre che dalla Caritas, il progetto è sostenuto dalle Suore Figlie di Maria Ausiliatrice (le Salesiane di don Bosco). E come sottolinea suor Rasha, esso intende infondere un messaggio di pace e di armonia fra cristiani e musulmani attraverso “la lingua della musica”, che è sempre “carica di espressioni”. L’obiettivo finale è quello di dar vita a un “coro interconfessionale”, che possa proseguire nella formazione e arrivare un giorno a esibirsi nei teatri o nelle piazze del Paese. Alcuni degli insegnanti appartengono essi stessi al coro “Fontana dell’amore”, noto anche al di fuori dei confini nazionali per le diverse appartenenze religiose dei suoi componenti.

Questa iniziativa mostra una volta di più l’impegno della comunità cristiana e delle stesse autorità politiche e istituzionali all’integrazione e alla convivenza fra i fedeli delle due grandi religioni monoteiste. Del resto, in occasione dell’incontro delle Chiese del Medio oriente, che si è tenuto proprio ad Amman nel settembre scorso, il regno Hascemita è stato citato come esempio in un contesto locale contraddistinto da violenze, guerre ed estremismi.

Tuttavia, pace e stabilità della nazione si fondano su un equilibrio precario che rischia di saltare in ogni momento. Al contempo si fa sempre più marcata la contrapposizione fra chi persegue il modello di Stato laico e quanti auspicano la trasformazione su base religiosa (musulmana) del Paese e il rispetto dei dettami della legge islamica.