15 gennaio 2018

Mons. Oliva: una lettera "A te fratello immigrato, a te sorella immigrata!"

Locri – Pubblichiamo il testo integrale della lettera rivolta da mons. Francesco Oliva, vescovo di Locri-Gerace ai migranti in occasione della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che i è celebrata ieri:

"Caro fratello immigrato, Cara sorella immigrata,
mi aspetto una reazione spontanea, forse anche infastidita, a questa mia lettera. Dopo le tante difficoltà che hai incontrato, percorrendo chilometri e chilometri nel deserto. Poi la lunga attesa, chissà se non costernata di violenza. Infine, la rischiosa traversata del Mediterraneo. Vedo ancora nei tuoi occhi le lacrime di dolore per la perdita di amici, bambini, uomini e donne, annegati nelle fredde acque del Mediterraneo. Ora dopo tante prove, sei al sicuro. In questo luogo di accoglienza. Qui sei arrivato senza sapere come e perché. Forse diretto verso altri lidi. Sei arrivato in questa terra. Che forse immaginavi diversa. Comodità, ricchezze, lavoro, accoglienza in palazzi sontuosi. Forse sognavi una terra più ricca. Ma qui hai trovato volti amici pronti a sorriderti, mani aperte. Forse anche sguardi sospetti. Gente pronta ad accoglierti, ma anche tanti signori preoccupati dalle cosiddette “immigrazioni di massa”, “pericolo per i residenti”, “rischio di contagio per tutti”, “ladri di lavoro e risorse”. Ecco l’inutile infondata paura dello straniero. Man mano passano i giorni, niente di tutto questo.
Un arcobaleno di colori oggi illumina le nostre piazze. Sono i colori di un mondo multiculturale e multirazziale. Anche le Istituzioni, che avrebbero dovuto gestire il fenomeno, ammettono che qualcosa non ha funzionato, che l’immigrazione è stata mal gestita, al punto che ciò che doveva essere un atto di speranza, s’è trasformato in disperazione. La paura ha generato chiusure, i gretti egoismi hanno innalzato muri e steccati. Quante barriere di fronte ad una umanità debole e povera, che implorava solo aiuto! Perdonaci, fratello immigrato.
Accogli la difficoltà del nostro piccolo mondo. Sappiamo che non sei solo: migranti come te nel mondo ce ne sono oltre 258 milioni! Ma questo non ci spaventa, se insieme possiamo costruire un mondo di pace. Se ognuno sa rispettare la cultura, il pensiero e la fede dell’altro. Se insieme sappiamo pregare lo stesso Dio. Se insieme sappiamo rendere questo mondo più bello ed accogliente.
Non abbiamo molto da offrirti in questa nostra terra che hai imparato a conoscere come la Locride. Una terra di sole e di mare, dai colli che appena la sovrastano. Se non possiamo darti sicurezza e denaro, accogli la nostra umile voglia di condividere con te desideri e speranze. Sogniamo con te per tutti la fine di ogni illegalità ed abuso. Insieme possiamo cantare la vita e rendere il mondo più bello. Insieme possiamo abitare questo nostro tempo come una grande opportunità di crescita e di arricchimento. Sì, di arricchimento reciproco, di incontro, di culture diverse. E’ un cammino che porta ad una nuova civiltà. Un cammino attraverso una grande trasformazione sociale, che fa del nostro mondo un mosaico di culture e valori che s’intrecciano e fondono insieme. Tutto è possibile seguendo la strada che indica da Papa Francesco con quattro verbi: “Accogliere, proteggere, promuovere e integrare” migranti, rifugiati, richiedenti asilo, sfollati e vittime della tratta di esseri umani. Forse avresti sognato di restare nel tuo paese di origine, se non fosse stata messa a rischio la tua dignità, la tua pace e sicurezza. Sì, anche tu, fratello e sorella immigrata, hai diritto a rimanere nella tua patria e a vivere in essa con dignità, in pace e sicurezza.
Chiediamo perdono, fratello e sorella immigrata, per chi ha infranto i tuoi sogni.
Noi non abbiamo paura della diversità.
Tu non sei diverso: sei nostro fratello!" (mons. Francesco OLIVA)

11 gennaio 2018

Suor Maria Marazzi - Giappone

Carissime sorelle, il 4 gennaio 2018, dopo una lunga degenza presso la casa di riposo “Yohane Home” di Koganei – Tokyo (Giappone), è ritornata alla Casa del Padre la nostra carissima Suor Maria MARAZZI. Nata a Narro di Casargo (Como) il 9 ottobre 1925. Professa a Contra di Missaglia (Lecco) il 6 agosto 1950. Appartenente all’Ispettoria Giapponese “Alma Mater”.
Maria nacque in una famiglia semplice e laboriosa. Il papà era operaio in una fonderia di rame, la mamma era casalinga e coltivava l’orto. Maria era la terza figlia della famiglia composta da sei sorelle e due fratelli. Era gemella con Brigida che morì alcuni anni fa. Lei stessa dice dei suoi genitori: «Ho ereditato da loro la fede granitica, il senso del dovere, l’amore al lavoro fatto con ottimismo». Questi valori, plasmarono la personalità di suor Maria.
A 16 anni, andò a lavorare nel cotonificio di Bellano e fu accolta nel Convitto tenuto dalle FMA. Fu in quell’ambiente, a contatto con le FMA che maturò la sua vocazione religiosa. Fu conquistata nel vedere le suore che si volevano bene ed erano sempre gioiose, dedite alla formazione delle giovani.
Entrò nell’aspirantato il 3 ottobre 1947 in Via Bonvesin (Milano) e il 6 agosto 1950 emise la prima Professione a Contra di Missaglia. Alcuni anni dopo, anche la sorella Giuseppina divenne FMA. Dopo la professione suor Maria a Torino, nella Casa “Madre Mazzarello” si preparò alla vita missionaria. Partì nel marzo 1951 per Paterson (Stati Uniti) dove per un anno studiò l’inglese e in seguito, nel giugno 1952 partì per il Giappone dove arrivò il 12 giugno dello stesso anno.
Nella casa di Beppu “S. Cuore” fu assistente delle bambine orfane dell’Opera sociale. Mentre imparava la lingua, lavorò tra loro con cuore materno per cinque anni. Nel 1957, fu assistente delle aspiranti a Beppu “Casa Madre Mazzarello”. Dal 1959 al 1976, nella Casa “S. Cuore” di Beppu fu assistente delle aspiranti per nove anni e di seguito fu direttrice della comunità. Dal 1974 fu anche Consigliera ispettoriale. In quegli anni, nel vigore della sua giovinezza, donò se stessa alle aspiranti e alle suore, manifestando speciali doti di mente e di cuore. Molte di quelle giovani, ora FMA, ricordano soprattutto la sua lealtà, la schiettezza, l’imparzialità e le capacità di governo e di animazione.
Nel 1976, venne nominata direttrice della Casa ispettoriale di Tokyo e Vicaria ispettoriale. Svolse questo compito per nove anni in atteggiamento di servizio alle suore, soprattutto alle più giovani che in quegli anni erano numerose. Le guidava con poche parole, ma con maternità e fermezza, soprattutto le animava a vivere con fedeltà la vita religiosa, curando la dimensione della contemplazione.
Nel 1985, dopo aver lavorato per un anno come aiuto-economa nella Casa “S. Giuseppe” di Oita, dal 1986 al 1992, venne richiamata a Tokyo Casa “Ss. Angeli Custodi” come animatrice della comunità che ospitava più di 100 bambine e ragazze dell’Opera sociale. Nel 1992, venne inviata a Yamanaka. Per lei, che amava tanto la montagna, questo fu un dono del Signore. Non si risparmiava nei lavori comunitari, e godeva nel fare lunghe passeggiate nelle stradine ai piedi del Monte Fuji.
Dal 1993 al 1999, le venne di nuovo chiesto di offrire le sue capacità come animatrice della comunità “S. Giuseppe” di Chofu, tra le suore anziane e ammalate. Nel 1999, tornò a Beppu “Sacro Cuore”. Come vicaria della casa, come diceva lei stessa, era “il turabuchi”, ma aiutava tanto specialmente una sorella disabile. In questi anni, suor Maria cominciò ad avvertire diversi disturbi fisici. Per questo, nel 2012, per ricevere cure adeguate, fu trasferita a Chofu “S. Giuseppe”. Fu sottomessa ad un intervento chirurgico al cervello, ma con scarso successo. Soffrì diversi infarti cerebrali che le provocarono l’incapacità di deambulazione. Per un tempo fu ricoverata presso l’ospedale Kitatama di Chofu, ma si rese necessario il ricovero in una casa di cura. Nel dicembre 2015, fu accolta nella casa di cura “Yohane Home”, diretta dalle suore autoctone di S. Giovanni. Qui trascorse un anno circa senza particolare difficoltà, ma dal 2016, le sue condizioni peggiorarono notevolmente. Nel dicembre scorso, fummo chiamate dal medico curante che ci comunicò che, suor Maria, non potendo più nutrirsi che con le flebo, non sarebbe durata a lungo. Il 28 dicembre, le fu amministrato l’Unzione degli Infermi, e la sera del 4 gennaio, il Signore la chiamò a sé in Paradiso.
Offriamo la nostra preghiera di suffragio per questa cara sorella missionaria perché possa godere della visione di Colui che ha fortemente amato.

L’Ispettrice
Suor Teresina Morishita Wakayo