29 maggio 2019

Somos Encuentros: Campaña de comunicación sobre la migración forzada en América Latina y El Caribe

Baixe o Guia para Comunicadores: Migrações, Refúgio e Apatridia

AMERICA/BRASILE - La vita religiosa, espressione di una Chiesa in uscita in Amazzonia


Xingu (Agenzia Fides) - Papa Francesco insiste sempre su una Chiesa “in uscita”. In Amazzonia, secondo Mons. João Muniz Alves, Vescovo della Prelatura di Xingu, in Brasile, questo deve essere tradotto in "una Chiesa che rispetta le culture che sono presenti qui". La Prelatura dello Xingu, che ha una superficie di 368.876,67 km quadrati, raccoglie le diverse culture del Brasile, persone provenienti da tutte le regioni del paese, "senza dimenticare che ci sono 64 villaggi indigeni, che sono gli abitanti primitivi della regione" sottolinea Mons. João Muniz.
Tenendo presente questa realtà, il Vescovo sottolinea a Fides: "il nostro sforzo per lavorare con le culture deve tener conto del rispetto per la diversità, del rispetto per queste culture e della necessità di dare loro dignità", una riflessione che è presente nel Sinodo dei Vescovi per l’Amazzonia. Mons. João Muniz Alves, denuncia a Fides che "nella regione amazzonica non c'è l'attenzione che dovrebbe esserci da parte del governo, che ha implicazioni anche nel nostro modo di evangelizzare, perché evangelizziamo un popolo molto sofferente".
In questa missione, la vita religiosa riveste un ruolo fondamentale, in quanto, come evidenzia all'Agenzia Fides, Mons. Zenildo Luiz Pereira da Silva, Vescovo della Prelatura di Borba, in Brasile, "la vita religiosa ha un ruolo fondamentale in Amazzonia". La vita religiosa "con la presenza dei diversi carismi, assume di fatto il ruolo di essere luce e testimone del Vangelo della gioia", e secondo Mons. Zenildo "è una grande testimonianza in questa regione e deve continuare ad esserlo”.
Il Vescovo della Prelatura di Borba, cita a Fides alcuni esempi di come si possa svolgere il lavoro della vita religiosa in Amazzonia: "per esempio, interessandosi alla formazione della nostra gente, dei capi delle comunità, coordinando la presenza dei consacrati nelle comunità, il che comporta investimenti, visite e spiritualità". Secondo questa prospettiva, Mons. Zenildo Luiz Pereira de Oliveira, insiste che "il grande contributo sarà nella presenza e nella spiritualità di ogni carisma nelle diverse diocesi, inviando persone preparate a lavorare per la formazione della gente, dei capi, degli operatori pastorali, secondo le nuove direzioni che si stanno cercando”. (LMM) (Agenzia Fides 27/5/2019)

 

Giampietro Dal Toso: "La Iglesia siempre será misionera, pero debemos identificar nuevas formas de presencia"

25 maggio 2019

DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO AI PARTECIPANTI AL CAPITOLO GENERALE DEL PONTIFICIO ISTITUTO MISSIONI ESTERE (PIME)

Educare alla pace in una prospettiva cristiana

Nel quarto anniversario dell’Enciclica Laudato Si'...

Papa Francesco: lunedì la presentazione del Messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato

Città del Vaticano – “Non si tratta solo di migranti”. Questo il tema della prossima Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che si celebrerà il 29 settembre prossimo.

Lunedì 27 maggio, nell’Aula Giovanni Paolo II della Sala Stampa della Santa Sede, la presentazione del Messaggio di Papa Francesco alla quale interverranno P. Fabio Baggio e P. Michael Czerny, Sotto-Segretari della Sezione migranti e rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale; Mons. Jean-Claude Hollerich, S.I., Arcivescovo di Lussemburgo e Presidente della Commissione delle Conferenze Episcopali della Comunità Europea – Comece e P. Leonir Chiarello, Superiore Generale dei Missionari Scalabriniani.

https://www.migrantesonline.it

Beata Sr. Maria Troncatti (ita - esp - eng - por - pl - fra)











15 maggio 2019

Suor Alina SIENKIEWICZ

Carissime sorelle, il 6 maggio 2019, nell'Ospedale Santa Júlia di Manaus (Brasile), il Risorto ha chiamato a partecipare alla sua Pasqua, la nostra amata Suor Alina SIENKIEWICZ.

Nata a Swiety Duch, Oszmiana (Polonia) il 25 agosto 1925
Professa a Pogrzebien (Polonia) il 5 agosto 1955
Appartenente all’Ispettoria Brasiliana “Santa Teresinha” - Manaus

Alina era la seconda figlia di una famiglia profondamente cristiana. Si può dire che la chiamata alla vita religiosa sia iniziata quando la madre, incinta, la offrì al Signore. Così, la piccola crebbe nell'atmosfera di fede della famigliare, imparando presto a pregare e a frequentare la Chiesa. A cinque anni sapeva già leggere e scrivere. A 12 anni ricevette in premio un libretto intitolato "Negrinho" che illustrava la vita missionaria in Africa e poco a poco sorse in lei il desiderio di dedicarsi alle missioni, ideale che la accompagnò da adolescente e da giovane. Nel settembre del 1939, con l'invasione delle truppe sovietiche nel territorio della Polonia, la famiglia dovette lasciare la propria terra. Dopo varie vicende, Alina poté continuare gli studi e frequentare l'Università di Medicina a Wroclaw, alimentando il sogno di essere missionaria. Riguardo alla conoscenza dell’Istituto, suor Alina scrisse: «Ho conosciuto una collega nella Facoltà, che viveva nel pensionato delle FMA. Quando le confidai i miei progetti, mi invitò ad incontrare le suore». I frequenti contatti con le FMA la confermarono nella sua vocazione. Ansiosa di realizzarla, aveva pensato di interrompere lo studio. Ma la Madre Generale, madre Linda Lucotti, attraverso l’Ispettrice della Polonia che l’aveva consultata, le consigliò di completare lo studio della medicina.
Fu ammessa al Postulato il 31 gennaio 1953 a Pogrzebien, dove trascorse anche il Noviziato. Emessi i primi voti il 5 agosto 1955, a Wroclaw e a Cracovia si specializzò in pediatria e in catechetica, un ottimo requisito professionale per il futuro lavoro missionario. Fu catechista, infermiera e medico nelle case di Wroclaw e Rokitno fino al 1970. Lasciò scritto: «Quando ero pronta per le missioni, sorsero difficoltà a causa della "cortina di ferro" creata anche in Polonia dal regime sovietico per bloccare i contatti con il mondo occidentale. Per questo trascorsi alcuni anni come medico in scuole speciali, tra bambini con disabilità mentali. Un giorno ricevetti l'invito dalla Madre Generale di recarmi da lei. Quando arrivai a Roma, cercammo di ottenere il passaporto per il Brasile. Con l'aiuto di Dio, riuscimmo ad averlo e giunsi finalmente nella terra di missione "ad gentes"».
Suor Alina, dopo un anno di preparazione alla missione vissuto a Roma, arrivò in Brasile alla fine del 1971, nell'allora Patronato “Santa Teresinha” dove studiò la lingua e convalidò i suoi titoli di studio per poter esercitare la professione di medico. Superò tutte le difficoltà con pazienza e fiducia. Nel 1972 la sua missione la portò all'Ospedale di São Gabriel da Cachoeira. Dopo un anno, passò a Santa Isabel dove svolse la missione tra gli Yanomami, prendendosi cura dei malati. Nel 1976 fu accolta nel Collegio “N. S. Auxiliadora” di Manaus dove venne operata e iniziò le terapie contro il cancro. Nel 1977 arrivò nel distretto indigeno di Yauaretê di São Gabriel da Cachoeira, dove lavorò con grande competenza e coraggio per 24 anni. Fondò e diresse l'Unidade Mista San Miguel, dove molte persone furono curate grazie alla sua dedizione e abilità professionale. Iniziò la preparazione e l'addestramento del personale ausiliario indigeno attraverso corsi di infermieristica. Incoraggiava i giovani e li aiutava a diventare professionalmente competenti. Così oggi sono molti ad aver frequentato la scuola superiore e tanti sono diventati professionisti in ambito sanitario.
Nel 2001 suor Alina fu trasferita nella comunità “Santa Teresinha” a Manaus come responsabile dell'infermeria della scuola. Ma l’anno dopo il suo zelo missionario la portò ancora, per più di nove anni, nella missione dell’Alto Rio Negro, nella comunità “Assunção” di Içana dove fondò e diresse l’Ambulatorio per gli indigeni Baniwa. La sua competenza si espresse soprattutto nella cura della malaria e delle malattie polmonari. Riuscì a preparare un professionista e a ricevere un microscopio da FUNASA per diagnosticare la malattia e prescrivere la cura adeguata, ottenendo risultati sorprendenti. Dal 2012 era a Manaus, nella casa di riposo, accettando l’anzianità in modo sereno. Grazie al suo talento artistico, evangelizzava attraverso immagini, poster e social network. Quando, nel 2013, per un incidente si fratturò il femore, fece della malattia un tempo prezioso di contemplazione del Volto di Dio.
Manifestava il gusto per la lettura, il disegno, la pittura, la gioia del vivere insieme, l’impegno per il riconoscimento della parità dei diritti, l'amore per la relazione con i giovani e una straordinaria capacità in matematica. Tradusse due libretti, in lingua polacca, sulla devozione alla Divina Misericordia di cui era molto devota ed elaborò per la sua comunità una sintesi del documento Millennio ienunte di S. Giovanni Paolo II. Scrisse pure un opuscolo sul Catechismo della Chiesa Cattolica e sul Rosario secondo il desiderio e il pensiero di S. Giovanni Paolo II, intitolato "Testamento di Giovanni Paolo II". Il suo amore per la Chiesa la rendeva un’ardente catechista e una lettrice assidua de L’Osservatore Romano. Amava l'Istituto e testimoniava una vita consacrata appassionata fedele. Nutriva un grande amore all'Eucaristia.
Nel 2017 in occasione del 50° della Commissione episcopale polacca, nel Castello Reale di Varsavia, venne assegnata a suor Alina l’Onorificenza: “Benemerenti in Opere Evangelizationis” per i suoi 46 anni di attività missionaria in ambito medico e catechistico.
Dopo il pranzo del 1° maggio 2019, festa di San Giuseppe lavoratore, accusò un malessere al cuore. Venne ricoverata immediatamente all’Ospedale. Ma, nonostante le cure ricevute, a causa della polmonite e di una setticemia, fu accolta in Cielo all’alba del 6 maggio. Così, insieme a San Domenico Savio, è diventata un fiore del giardino salesiano.
Cara suor Alina, certe che ti sei già incontrata con la Divina Misericordia, ti chiediamo di intercedere per la Chiesa, per l'Istituto, per l’Ispettoria e per le popolazioni indigene che hai tanto amato.

L'Ispettrice
Suor Madalena Luiza Scaramussa

Messaggio della Consigliera per le Missioni (14 maggio 2019) _ ita _ esp _ eng _ por _ pl _ fra _











VERSO IL SINODO SULL’AMAZZONIA_Intervista al card. Cláudio Hummes (esp - ita - eng)





5 maggio 2019

Suor Wany RAMOS

Carissime sorelle, il 27 aprile 2019, dall’Ospedale “Mater Dei” di Belo Horizonte (Brasile) il Signore ha chiamato a partecipare pienamente alla sua Pasqua la nostra cara Suor Wany RAMOS.

Nata a Barra Longa (Brasile) il 14 gennaio 1928
Professa a Belo Horizonte (Brasile) il 6 gennaio 1955
Appartenente all’Ispettoria Brasiliana “Madre Mazzarello” - Belo Horizonte

Maggiore di otto figli, Wany crebbe in una famiglia fondata sui valori cristiani, da cui fiorì la sua vocazione religiosa e quella della sorella Lélia, appartenente alla Congregazione delle Figlie di Nostra Signora del Monte Calvario. Nel 1950 Wany concluse il Magistero ottenendo il diploma di maestra nella Scuola Normale “N. S. Auxiliadora” di Ponte Nova. Due anni dopo iniziò l'aspirantato e il 2 luglio 1952 fu ammessa al postulato nel Collegio “Pio XII” di Belo Horizonte. Dopo i due anni di noviziato, sempre a Belo Horizonte, emise i primi voti il 6 gennaio 1955.
Visse la sua donazione di FMA esercitando la missione di insegnante in fedeltà al Sistema Preventivo e con un forte senso di responsabilità. Queste le prime Case che beneficiarono della sua opera educativa: Anàpolis Collegio “Auxilium”, Goiânia Istituto “Maria Auxiliadora”, Brasilia “Centro Educational M. Auxiliadora” (fin dall’apertura della comunità) e Silvânia Istituto “Maria Auxiliadora”.
Rispondendo alla chiamata missionaria tra i popoli indigeni, nel 1966 passò all’Ispettoria “Laura Vicuña” oggi “S. Terezinha” di Manaus, dove dedicò molti anni della sua vita nelle Comunità di Waupés, Jauareté, Pari Cachoeira, Barcelos, S. Isabel do Rio Negro e Manaus “ Maria Auxiliadora”. Alla morte del padre, la famiglia insistette perché lei tornasse a Belo Horizonte e potesse essere più vicina alla madre anziana. Ma suor Wany rispose che non poteva lasciare la sua missione nel nord del Paese: il suo posto era là. Vinse il suo forte senso di appartenenza all’Istituto e la sua generosità nel dedicarsi alla missione di insegnante, assistente e catechista. Tornò a Minas Gerais nel 1982, quando la madre aveva effettivamente bisogno delle sue cure, poiché le sue due figlie erano religiose.
Dopo la morte della madre, scrisse a madre Marinella Castagno: "Credo nella bellezza dell'amore! Credo nella fraternità. [...] La presenza dell'Istituto mi ha fatto superare l'immenso dolore dell'assenza-nostalgia della mia cara madre ". Grazie mamma, grazie mille! Oggi ti chiedo la benedizione e le preghiere perché possa dedicarmi di nuovo alla mia cara Congregazione! Anche se conosco i miei limiti, dono con gioia la mia vita per le necessità dell'Istituto e desidero essere realmente una salesiana che segue le orme dei nostri Fondatori".
Nel 1993, tornata in comunità, offrì la sua presenza-assistenza agli studenti a Ponte Nova fino al 2001. Dopo un anno, trascorso a Cachoeira do Campo nella comunità di accoglienza e di ospitalità “Santa Rosa de Lima”, tornò alla sua Ispettoria di origine e venne accolta nella Casa di Riposo “Madre Mazzarello” di Belo Horizonte dove, finché le fu possibile, si dedicò all'accompagnamento delle suore dal medico e alla cura della casa. Era molto ordinata e responsabile in tutto ciò che faceva. Eccellente nell'arte e nei lavori di artigianato, ad ogni festa del Grazie ispettoriale offriva bellissimi manufatti, in particolare lavori a maglia.
Negli ultimi anni fu colpita da una malattia renale cronica che divenne sempre più grave e la portò alla morte. Affrontò il suo delicato stato di salute con serenità e con una forte voglia di vivere, accettando di sottoporsi a diversi ricoveri in ospedale e a sedute di emodialisi che le causavano notevoli sofferenze. Fu sempre ben assistita dalle suore della sua comunità e dalla sorella suor Lélia, che le fu accanto con grande affetto.
A questa nostra cara sorella missionaria, affidiamo le Ispettorie del Brasile in questo tempo di riconfigurazione. Possa ella intercedere per la sua famiglia e per noi, affinché lo spirito missionario delle nostre origini si rifletta nelle scelte che stiamo facendo per la fecondità della missione.

L’Ispettrice
Suor Maria Américo Rolim